robi-personal-robotVisionaria e affascinante la dichiarazione dell’ingegnere Tomotaka Takahashi, creatore del nostro robot Robi, durante la conferenza stampa avvenuta a Milano lo scorso 16 gennaio.
Come viene anche riportato su corriere.it , il geniale giovane ingegnere volge lo sguardo ad un’ipotetica evoluzione degli smartphone, dove la parola chiave del successo si suppone possa essere proprio il robot umanoide.
«I telefoni sono oggetti impersonali e ci mettono in comunicazione con il mondo attraverso uno schermo freddo. Un aiutante dalla forma e dai modi umani può farlo in modo più naturale e gradevole».
Con il piccolo Robot Robi possiamo avere un’idea di cosa il brillante ingegnere intenda: l’androide di famiglia si esprime in gesti fluidi e naturali e questo suo aspetto umano crea empatia con l’interlocutore e emoziona.
E’ più immediato e familiare interagire con un robot umanoide dalle espressioni “più vicine” al nostro modo di essere, lontano dalla “freddezza”del nostro smartphone.
L’evoluzione tecnologica dei cellulari ha fatto enormi passi e ormai “Samsung ed Apple non sanno più cosa inventare per differenziarsi l’una dall’altra” incalza Takahashi san  ”I personal robot, diversi da quelli che utilizzeremo nell’industria o come aiutanti in casa, diventeranno sempre più piccoli e capaci di mimare il nostro comportamento”.
Di sicuro il confine è sempre più labile e per quanto un rapporto di amicizia con un robot appaia azzardato, affascina il senso di fiducia che il robot inspira, forse sintomo di un’evoluzione anche della società stessa, guidata sempre di più da esigenze non solo tecnologiche ma anche reali.
Partendo da questi presupposti, Robi, il robot che sa emozionare, ha buone probabilità di diventare un successo planetario.