pf2_11Seconda parte: dalla scalata del Grand Canyon fino allo spazio

Nella prima parte della storia di Tomotaka Takahashi vi ho raccontato del suo amore per Astroboy e per i robot umanoidi.
Nel 2003 quando fonda l’azienda Robot-Garage la carriera di Takahashi-san è solo all’inizio: da lì in poi la sua vita sarà costellata di successi ma soprattutto di piccoli robottini in cui egli riflette tutta la sua passione.
Grazie a Robot-Garage inizia a costruire dei robot che assomigliano in tutto e per tutto a gli esseri umani: hanno occhi, braccia, gambe ma soprattutto movenze umane. In effetti, se ci pensate, esistono tantissimi tipi di robot funzionali (che fanno i mestieri in casa, che aiutano gli umani, bracci meccanici industriali, ecc. ecc.).
Mancano però i robot emozionali, quelli a cui Takahashi è molto affezionato e sui quali si basa la sua filosofia.
Creando robot “carini” ma nel contempo altamente tecnologici, Takahashi si prefigge di toccare i cuori delle persone che, nonostante non conoscano complessi linguaggi di programmazione, possono ugualmente usufruire della compagnia dei robot. Perché ho usato il termine “carino”? Perché i robot disegnati, progettati e costruiti da Takahashi sono molto carini e riescono quasi sempre a strappare un sorriso, EVOLTAanche durante le solenni presentazioni universitarie.
Takahashi, durante una delle tante presentazioni di robot, spiega che gli uomini solitamente non hanno tanta voglia di “parlare” con i telefoni con riconoscimento vocale, cosa che invece si fa abitualmente con gli animali domestici. Probabilmente con un cane oppure un gatto si riesce a farlo perché lo si considera più vicino agli umani. E’ questo quello che vuole fare Takahashi: far venire voglia agli uomini di comunicare verbalmente con i robot, in modo da farli diventare un membro effettivo della famiglia. Quella che per alcuni potrebbe essere considerata follia, per molti altri è un passo avanti nella robotica.
Ma torniamo al giovane Takahashi che investe tutto il suo denaro nella costruzione dei suoi piccoli robottini: pensate che uno degli ultimi modelli è costato svariati milioni di yen che quantificato in euro sono all’incirca una cifra che va dai 70 ai 100 mila euro!
Uno dei robot che ha reso Takahashi una star nel mondo della robotica, fino a farlo entrare nel 2008 nel Guinnes World Record, FT FEMININE TYPEsi chiama Evolta: si tratta di un robottino di circa 15 centimetri di altezza che, grazie alla collaborazione di Panasonic e delle omonime pile AA stilo, ha scalato una parete del Grand Canyon. Le pile Evolta di Panasonic montate sulla schiena del robottino gli hanno permesso di percorrere 530 metri in 6 ore e 46 minuti. Questa impresa è valsa alle pile Evolta il premio di batterie AA più durature al mondo (Se siete curiosi, qui potrete seguire tutte le vicende di Mr. Evolta).
I successi di Takahashi non si fermano qui. Egli è convinto che la maggior parte dei robot del futuro saranno “donne”. Per questo motivo decide di sfidare le leggi della fisica costruendo un robot dalle sembianze femminili. Nessuno prima di lui lo aveva fatto perché un corpo femminile non si addice ai robot, non tanto per l’estetica ma per i problemi di equilibrio che non permetterebbero al robot di stare in piedi.
La perseveranza di Takahashi lo ha portato a creare FT [Female Type] (qui lo vedete in video), un robot in grado di camminare come una vera e propria modella. Dopo il piccoletto (Evolta) e la donzella (FT) tocca all’atleta chiamato Ropid. Il nome di questo robot nato nel 2010 deriva dalla fusione tra le parole rapid e robot. Ropid è infatti in grado di correre e saltare con un movimento molto fluido, cosa che i robot del passato non sono in grado di fare.
Le sembianze di Ropid si avvicinano sempre più a quelle del Robi che sta prendendo pian piano vita nelle vostre case. Oltre agli esercizi “ginnici”, Ropid è in grado di riconoscere un limitatissimo numero di frasi in giapponese ma anche in inglese. La sua voce è ancora metallica e poco umana.
ROPIDRopid però è un embrione che precede la nascita di Robi, il robot che DeAgostini Japan ha voluto accogliere e a cui ha voluto dar vita. Robi rispetto a Ropid è in grado di riconoscere un linguaggio molto più complesso ed è dotato di una voce umana. Insomma, quasi come un piccolo bambino che gironzola per casa, un nuovo amico a cui i vostri figli, oppure voi stessi, non saprete più rinunciare. Takahashi però non si ferma e decide che, dopo aver scalato il Grand Canyon e invaso pacificamente le case di migliaia di giapponesi, dovrà andare alla conquista dello spazio. Il robot di quest’ultimo progetto si chiama Kirobo il cui nome è la fusione delle parole kibou (speranza in giapponese) e robot. Kirobo però ha anche un fratello di nome Mirata che rimarrà sulla terra come back-up.
Vi state chiedendo in cosa consista il progetto? Semplice: gli astronauti vivono in una situazione di isolamento totale soprattutto quelli della stazione spaziale internazionale (ISS). Li vi è anche un astronauta giapponese che da poco è stato raggiunto da Kirobo. Il compito di KIROBOKirobo è quello di far sì che il suo connazionale giapponese non si senta solo.
Il progetto sponsorizzato da Jaxa (agenzia Spaziale Giapponese), Toyota, Robo-Garage, Dentsu e l’università di Tokyo ha come scopo quello di riuscire ad utilizzare Kirobo anche sulla terra per tener compagnia a figli unici, anziani e persone sole.
Beh, lo scopo di Kirobo è nobile… ma Robi potrebbe già avere la stessa funzione al termine della sua costruzione.
Di Robi però ve ne parlerò nella terza e ultima puntata della vita di Takahashi-san.